domingo, 19 de febrero de 2012

César debe morir

El cine italiano está de enhorabuena porque la película "Cesare deve morire" de los hermanos Paolo y Vittorio Taviani acaba de obtener el prestigioso galardón cinematográfico del Oso de Oro de la Berlinale, el festival de cine de Berlín de este año 2012. Dicen los críticos que los hermanos Taviani nos dan en esta película una lección de cine con mayúscula, una película que trata de la representación que se lleva a cabo en una cárcel italiana de máxima seguridad de la tragedia de Shakespeare "Julio César", llevada al cine magistralmente en 1953 por Mankiewicz y protagonizada por Marlon Brando en el inolvidable papel de Marco Antonio. 


La película italiana premiada ahora en Berlín está interpretada por presos reales, desde narcotraficantes a camorristas, capaces de transportar a la Italia de hoy el complot contra Julio César convertido en el dictador que acabó con la república romana.

He aquí el trailer (en italiano) de la película premiada:




Y  la sinopsis en la lengua del Dante, que es la de la película, claro. Non avete paura, si capisce bene :

Teatro del carcere di Rebibbia. La rappresentazione di Giulio Cesare di Shakespeare ha fine fra gli applausi. Le luci si abbassano sugli attori tornati carcerati. Vengono scortati e chiusi nelle loro celle.


Sei mesi prima: Il direttore del carcere e il regista teatrale interno spiegano ai detenuti il nuovo progetto: Giulio Cesare.


Prima tappa: i provini.


Seconda tappa l'incontro col testo. Il linguaggio universale di Shakespeare aiuta i detenuti-attori a immedesimarsi nei personaggi.


Il percorso è lungo: ansie, speranze, gioco. Sono i sentimenti che li accompagnano nelle loro notti in cella, dopo un giorno di prove.


Ma chi è Giovanni che interpreta Cesare? Chi è Salvatore - Bruto? Per quale colpa sono stati condannati? Il film non lo nasconde.


Lo stupore e l'orgoglio per l'opera non sempre li liberano dall'esasperazione carceraria. Arrivano a scontrarsi l'uno con l'altro, mettendo in pericolo lo spettacolo.


Arriva il desiderato e temuto giorno della prima. Il pubblico è numeroso e eterogeneo: detenuti, studenti, attori, registi.


Giulio Cesare torna a vivere, ma questa volta sul palcoscenico di un carcere. È un successo.


I detenuti tornano nelle celle. Anche "Cassio", uno dei protagonisti, uno dei più bravi. Sono molti anni che è entrato in carcere, ma stanotte la cella gli appare diversa, ostile. Resta immobile. Poi si volta, cerca l'occhio della macchina da presa. Ci dice: " da quando ho conosciuto l'arte questa cella è diventata una prigione".



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